L’Aereomobile a Pilotaggio Remoto, comunemente conosciuto con il nome di drone, è un velivolo caratterizzato dalla dall’assenza di un pilota umano a bordo. Esso viene telecomandato da terra attraverso un computer o un navigatore.
L’uso dei droni è già noto in campo militare tanto che essi sono stati e sono utilizzati attualmente in Iraq e Arghanistan nella lotta contro il terrorismo. Il loro utilizzo è stato spesso criticato a causa dell’alto numero di vittime civili che tendono a procurare.
Esiste tuttavia un modo pacifico di utilizzo di questa sofisticata tecnologia che non arreca danno agli altri esseri umani ma che al contrario favorisce lo sviluppo economico.
Il merito della conversione di questa tecnologia militare in ambito civile è della ADRON TECHNOLOGY, una start up di giovani friulani che, quasi per gioco, hanno provato a mettere i droni al servizio dell’agricoltura.
La piralide del mais è un parassita che infesta i campi friulani durante la stagione estiva riducendone la produttività. Al fine di non veder danneggiata la propria attività gli agricoltori sono costretti alla disinfestazione: essa però porta via un sacco di tempo (più di un giorno per campo) e non sempre i prodotti utilizzati sono i più adatti.
L’idea della start up friulana è stata di far volare i droni nei cieli delle campagne friulane per constrastare la diffusione di questo pericoloso parassita.
I vantaggi dell’utilizzo dei drono sono due: l’utilizzo di prodotti biologici per contrastare la piralide e la straordinaria rapidità nel contrastarla.
I droni infatti bombardano i campi con sfere di cellulosa biodegradabili contenenti le uova di un insetto che è in grado di neutralizzare il parassita.
I droni sono molto rapidi nel svolgere una mansione: se un essere umano ci mette una intera giornata per la disinfestazione, gli APR ci mettono appena un’ora.
L’idea è stata portata avanti da un team di giovani tecnici friulani il più giovane dei quali ha 17 anni.
Si tratta del primo caso in europa di utilizzo di questa tecnologia, tradizionalmente usata dai militari, nel campo dell’agricoltura.
La start up è nata quasi per gioco per poi diventare una cosa seria tanto da investirci sopra 40.000 euro nella costruzione dei droni. Importante la collaborazione di alcuni agricoltori del mantovano che hanno fortemente creduto nel progetto. Altrettanto importante è stata la collaborazione dell’azienda creatrice del prodotto biologico di cui i droni sono dotati: essi infatti cercavano da molti anni un metodo efficace di distribuzione del loro prodotto nei campi.
A seguito dei primi successi, è iniziata la sperimentazione in alcuni campi del mantovano che servirà a testare questa nuova e promettente tecnologia.
Gli esiti sono finora stati così buoni che la start up ha ricevuto una pioggia di richiesta dall’Italia e da tutta Europa.
La fantasia di questi giovani dimostra che, nonostante tutte le difficoltà imposte dal momento storico, è ancora possibile fare impresa e che in questo periodo difficile risorse come la creatività sono fondamentali per riuscire a sopravvivere ed a creare qualcosa di successo.